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giovedì 25 giugno 2015

Matrimoni egualitari? Adda passà 'a nuttata...

Pubblicato su Libernazione

Il buon Luca Sofri ed il mio degno complice Tad sono più o meno concordi nell'asserire che il (lol) milione di tizi di Piazza San Giovanni sono dei poveracci che strepitano perché si rendono conto che la loro posizione è destinata a diventare minoritaria e financo a estinguersi: in soldoni, scrivono, cari omosessuali, non dovete preoccuparvi perché alla fine, fosse pure tra due/tre/cinque/dieci anni, la battaglia la vincerete.
Ciò è sicuramente vero e risulta, almeno a primo impatto, piuttosto confortante: ci pone dal lato "giusto" della storia, ci prefigura il lieto fine e, addirittura, ci rassicura che tutto questo avverrà automaticamente, senza alcuno sforzo da parte nostra. Tuttavia tale linea di pensiero rischia, a mio avviso, di sottovalutare l'importanza sociale e culturale della questione.
Vedete, la domanda chiave di tutta la faccenda è questa: il diritto al matrimonio è o no uno dei diritti fondamentali di un cittadino?

Risposta A - SI, è un diritto fondamentale: benissimo, allora è equiparabile a, per esempio, il diritto di voto. Se agli omosessuali ad oggi fosse proibito votare, direste "Si, lo so che è brutto ma tra un po' la risolviamo: magari non si riesce per questa elezione ma alla prossima andate tranquilli."? Se fossero, sempre per esempio, gli ebrei a non potersi sposare direste loro che si vive benissimo anche da non sposati? Se un diritto è fondamentale tutti lo devono avere, punto. E ogni istante che a qualcuno è negato questo diritto viene imposta una sofferenza a lui e alla comunità intera. E, sopratutto, tutto questo deve (dovrebbe) prescindere dal voto popolare ma essere dato per scontato e, eventualmente, difeso contro tutti coloro che cercano di limitare o estinguere tale diritto. È chiaro che, se questo è il caso, "eh, adda passà 'a nuttata" non può essere la risposta da dare a quello che è, a tutti gli effetti, una minoranza oppressa.

Risposta B - NO, non è un diritto fondamentale: è uno degli obiettivi da raggiungere per migliorare il livello di civiltà del paese insieme ad altri. Questa pare essere la risposta sottesa al "alla lunga si farà, non c'è problema". Sarà la mio indole pessimista ma ho dei dubbi anche su questo. La mia impressione è che questo tema, come anche altri temi relativi a diritti civili, in Italia non solo non sposti voti (per dire questo è il video del dibattito delle primarie del PD, com'è andata a finire lo sapete) ma, al contrario, rischi di essere controproducente. Dire "nessuno, che viva in un adeguato contesto di realtà e che abbia meno di trent’anni, si opporrebbe più alle unioni civili" è sicuramente vero ma "non opporsi" non significa "essere favorevoli" ma "essere indifferenti": se le unioni civili si fanno ok, altrimenti non c'è da perderci il sonno. Infatti il sonno lo si perde talmente poco che il DDL Cirinnà, in discussione in questi giorni, era stato presentato appena 2 anni e 3 mesi fa, verrà approvato (se tutto va bene) non prima di ottobre e ha lo scopo non di introdurre l'uguaglianza (ovvero eliminare il "tra un uomo e una donna" nella definizione di matrimonio), ma di creare una forma di unione civile "dedicata" agli omosessuali lasciando agli eterosessuali l'esclusiva del matrimonio. Meglio di un calcio nei denti ma il risultato sarà comunque discriminatorio visto che, alla fine della fiera, gli eterosessuali avranno alcuni diritti e gli omosessuali ne avranno di meno.

Sono piuttosto convinto che la forma mentis sottesa alla Risposta B dipenda, almeno in parte, dall'idea, molto italiana, che la minoranza (sia essa politica, etnica, religiosa o sessuale) non sia una risorsa da preservare e sfruttare, ma una seccatura da sopportare e, qualora possible, ignorare mentre ci si occupa di "cose serie": un atteggiamento che cozza ferocemente con l'idea stessa di democrazia liberale. Come molti dei problemi di questo paese la radice è, innanzitutto, culturale e mi sa che prima di vedere miglioramenti in tal senso ann passà assai nuttate.

martedì 17 marzo 2015

Essere fascisti/omofobi oggi

Dell'opinione di Domenico Dolce sulla fecondazione in vitro non me ne frega nulla, dell'opinione di Elton John riguardo l'opinione di Domenico Dolce sulla fecondazione in vitro me ne frega ancora meno e vi lascio immaginare il mio grado di interesse per l'opinione di Stefano Gabbana riguardo l'opinione di Elton John riguardo l'opinione di Domenico Dolce sulla fecondazione in vitro.

Importanti dibattiti culturali


A quanto pare però sono mestamente solo in questo beato disinteresse ("Te la tiri! Fottuto hipster del cazzo!) per le abitudini vestiarie di un noto cantante al punto che ho dovuto buttarmi dietro ad un cespuglio per schivare i vari FASCISTA, OMOFOBO, COGLIONE, ANALFABETA, RETROGRADO sparati ad altezza d'uomo nella conseguente rissa da bar ormai caratteristica dell'internet italico quanto il porno e i gattini (DIBS immediato su qualsiasi combinazione delle tre); tuttavia, contrariamente alla faccenda in se, la reazione da Royal Rumble è effettivamente interessante quantomeno perché tira fuori posizioni tipo questa.

Ora, uno dei problemi di fondo di qualsiasi discussione contemporanea è che il sistematico abuso di un numero sempre crescente di parole (ricordate i bei tempi in cui "incredibile" non veniva usato con la frequenza di "ciao"? un tempo sarà nota come epoca pre-Piccinini) ha comportato la progressiva riduzione del tempo minimo per darsi del fascista a vicenda all'interno di una conversazione (o di una seduta parlamentare); ma se le parole hanno un minimo di significato dobbiamo chiederci, almeno in questo caso, cos'è un "fascista" e se ha senso applicarlo in questo contesto; e il contesto dipende dalla causa scatenante e dal fine che ci si propone di ottenere; pertanto le domande che dobbiamo farci sono:

1) Il motivo del rodimento di culo è personale (Tizio si è incazzato perché gli hanno toccato insultato i figli) o ideologico (a Tizio non piacciono le opinioni di Caio sull'argomento X)?
2) La reazione del boicottaggio è, di nuovo, personale (a Tizio sta sul cazzo Caio quindi non vuole avere niente a che fare con lui) o ha un fine di danneggiamento (Tizio decide di causare a Caio un danno, ancorché economico, così impara a dire, o vieppiù a pensare, stronzate)?

Aspetta, famme capì: stai dicendo che se a Tizio scopre che il suo barbiere è juventino e decide quindi di andare da un altro, sarebbe un fascista?

Dimmelo tu: se sostituisci "juventino" con "frocio" o "ebreo" come ti suona?

Potrei dire "coglione" invece di "fascista" ma il concetto è chiaro. Riproviamo: Tizio è di Cosenza e sente il suo meccanico bestemmiare contro "quei calabresi del cazzo"; è fascista cambiare meccanico? E dire a tutti i suoi conoscenti quello che è successo?

In pratica mi dici che sei libero di sentirti offeso e di regolarti di conseguenza. Potrei anche essere d'accordo però considera che il "sentirsi offeso" è soggettivo: chiunque può sostenere che qualsiasi cosa li offenda. Mica puoi metterti tu a giudicare per cosa ha senso offendersi e per cosa no.

Non ho bisogno di giudicarlo: se io ti dico "stronzo" tu puoi offenderti ma puoi anche fottertene e continuare a comprare le zucchine da me. Così come puoi ritenere gravissimo il fatto che porti un cappello rosso ogni martedì, chiaro simbolo che svilisce la tua virilità. Per tacere del fatto che, oltre a quella personale, c'è di mezzo la sensibilità culturale e da qui non se ne esce vivi. Quello che dico è che, secondo me, la questione è biunivoca. Io ho il diritto di ritenermi offeso per qualcosa che tu fai e tu hai il diritto di considerarmi o meno un pirla: se poi io riferisco ad altri della presunta offesa e dei motivi che mi spingono a ritenerla grave, gli altri saranno liberi di concordare con me o, di nuovo, considerarmi un pirla.

Non ti sembra che il fine di tutto questo sia il tentativo di forzare l'altro a modificare il proprio comportamento (che, ricordiamolo, può essere anche la pura espressione di un'opinione)? Questo, attenzione, a prescindere dal fatto che tu riesca o meno a convincere qualcun altro. Passo indietro: ok, io ho fatto qualcosa, tu ti sei offeso e fin qui tutto bene. Ora però tu dici a tutti che ti sei offeso e perché con il fine di farmi smettere di fare quello che ti offende. Ma il tentativo di uniformare in maniera il comportamento e/o le opinioni altrui ad un unico standard io lo chiamo fascismo. Questo a prescindere dall'opinione o dal comportamento in se o dalla violenza e dall'efficacia dell'azione compiuta a fini uniformanti: è il principio che conta.

(to be continued...)

domenica 2 novembre 2014

Abbiamo vinto noi

Stefano Cucchi è morto perché gli sono stati negati i più basilari diritti di essere umano e di cittadino in un uno stato democratico. Alcuni ritengono che sia giusto così, che non tutti noi siamo uguali davanti allo stato e che oggi abbiano vinto loro. Io non sono tra questi.

Non lo credo perché tutti noi indignati e disgustati dalla storia di Stefano Cucchi e delle altre vittime del fallimento dello Stato nel proteggere i suoi cittadini vogliamo esattamente questo: uno stato che protegga e tuteli i suoi cittadini dai soprusi (anche provenienti dallo Stato stesso). Desiderare che gli i colpevoli per la morte di Stefano Cucchi paghino come ha pagato Stefano darebbe ragione a loro, a chi ritiene di essere al di sopra della legge.

Ora, la sentenza che ha assolto medici e poliziotti è un' assoluzione per insufficienza di prove. Che tali prove non ci siano per nolo, omertà o semplice negligenza non è importante. Che tali persone, compreso chi si è occupato delle indagini, siano evidentemente inadeguate a svolgere il proprio lavoro è comunque ininfluente. Ciò che conta è che in un processo non siano state prodotte prove sufficienti per dimostrare la colpevolezza di questi individui. Se fossero stati condannati comunque avremmo avuto la loro giustizia, basata sull'abuso, sul pregiudizio e sull'arbitrio. Ed è evidente che l'intero sistema è marcio, alimentato da rabbia, frustrazione, abuso e impunità ed andrebbe completamente riformato (a cominciare, ad esempio, dai metodi di selezione delle forze dell'ordine).

Ma oggi, al termine di un percorso orrendo di abusi e diritti violati, a dei cittadini è stato riconosciuto il diritto di non essere incarcerati senza prove. Probabilmente sono tra le persone peggiori a cui potesse capitare visto che loro hanno incarnato l'orrore da cui avrebbero dovuto proteggerci. E probabilmente è successo per l'incapacità del sistema di giudicarsi da se. Ma comunque non è importante. Quello che importa è: c'è stato un processo, non ci sono prove, gli imputati sono stati assolti.

Oggi, nonostante tutto, abbiamo vinto noi.


mercoledì 15 ottobre 2014

Squadra Speciale Preservativo

Questa storia è la dimostrazione che tutte le obiezioni ai matrimoni egualitari e alla restrizione delle adozioni siano delle cagate pazzesche e chiunque le tiri fuori sia una spaventosa testa di cazzo (ciao a tutti, sono El Presidente questo è il mio primo post).

E il bello è che la questione è piuttosto banale perché da dovunque si guardi la faccenda esistono solo due possibilità:.

1) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, mente per tentare di alleggerire la propria posizione mentre era perfettamente conscio di stare stuprando e brutalizzando, sia fisicamente che psicologicamente, un altro essere umano.

2) Il gentiluomo in questione, quando asserisce che si trattasse di uno scherzo, dice la verità e non pensava di fare (troppo) male alla sua vittima: in pratica la sua linea di difesa è che da piccolo ha visto troppi cartoni di Wile E. Coyote.

maledetta tv, smettila di traviare i nostri giovani

Ed ora, signore e signori, la domanda da un milione di dollari: ad un tizio così affidereste un bambino? Riformulo: ritenete che un sociopatico e/o un deficiente come il nostro eroe possa assumersi la responsabilità di crescere un figlio?
La risposta esatta, e sono costernato per il sacro fuoco della vostra indignazione, è "questa è una domanda del cazzo".
"Ma i bambini..."
I bambini un cazzo: state seriamente dicendo che secondo voi c'è gente che non dovrebbe fare figli?
E come pensate di selezionarli?
Un bel test di attitudine alla genitorialità? Obbligatorio su scala nazionale? Magari con un bel periodo di prova sotto supervisione?
E che criteri utilizzereste per la selezione?
L'attitudine alla violenza? L'intelligenza? L'empatia?
E perché non il reddito? La religione? Il colore della pelle? La squadra di calcio?
Occhio, tutto questo non significa che, nel caso di riscontrati abusi e/o inadempienze, i servizi sociali non debbano intervenire di conseguenza: stiamo dicendo che a certa gente andrebbe a priori impedito di avere figli (non suona più tanto bene, eh?).

Ma c'è di più: anche ammesso che esistano dei criteri universali di selezione dei genitori idonei  (che, comunque la si metta, fa tanto razza ariana), che vorreste fare con i non idonei? Impedire loro di riprodursi? E come? Castrazione chimica? Cintura di castità? Sesso sicuro obbligatorio? Pillola anticoncezionale sciolta nell'acqua del rubinetto? Ogni volta che qualcuno scopa senza preservativo arriva la SWAT e gonfia tutti di botte? La SWAT la avvisiamo grazie ai microchip impiantati nel cazzo? Siamo d'accordo che quella di prima era una domanda del cazzo o devo continuare?

La verità è che in qualsiasi posto che non sia la Corea del Nord, impedire a qualcuno di avere figli è naturalmente considerato sia orrendo che impraticabile; la diretta conseguenza di ciò è che si accetta comunemente che i peggiori di noi possano crescere dei figli nonostante possano essere del tutto inadatti al compito o persino dannosi per i poveri pargoli.

Ed ora dite pure che l'adozione da parte dei gay e/o dei conviventi e/o dei single è dannosa per la psiche del bambino: ricordatevi però di preavvisare la SWAT per tutte le teste di cazzo sposate.

P.S. il buon (si fa per dire) @metilparaben in questo post e questo post affronta l'argomento molto meglio di come abbia fatto io